Le Apps per iOS e Android ci spiano!

Le Apps per iOS e Android ci spiano!

Apple e Google si sono trovati al centro di quella che può essere una questione piuttosto spinosa, ma non tanto quanto, invece, potrebbe diventare costosa. Pare, infatti, che alcune applicazioni scaricabili dall’Apple Store per iPhone, iPad e iTouch, e per tutti i supporti basati su sistema operativo Android, oltre a fornire il servizio per il quale sono state create, inviino informazioni sull’utente a siti di raccolta dati. Un bel problema che significa grossomodo violazione della privacy, da un lato, non sussistendo per la maggior parte delle applicazioni un modulo di accettazione dei termini e condizioni, tra cui, appunto, il trattamento dei dati personali, e, dall’altro, azioni legali alle porte, in due parole, una class action. Ma facciamo un passo indietro.

Il 17 Dicembre il Wall Street Journal aveva pubblicato un articolo dal titolo abbastanza eloquente: “Your Apps are watching You”, facendo leva su una celebre frase del romanzo di George Orwell “1984”, altrettanto eloquente: “Big Brother is watching You”. L’originale del giornale della capitale Statunitense, in italiano rende come: “Le tue applicazioni ti spiano”. Sicuramente un messaggio allarmante. Scendiamo nei dettagli.

Il Wall Street Journal aveva fondato l’articolo su un’indagine basata su 101 applicazioni per iOS e Android, scoprendo che quasi la metà di queste trasmettono l’ID del telefono a terzi, 47 divulgano informazioni circa la posizione geografica dell’apparecchio e 5, addirittura, raccolgono ed inviano dati riguardanti il sesso e l’età degli utenti, che non hanno in nessun modo dato conferma per il libero trattamento di queste informazioni.

Ma nello specifico, a chi vengono inviati i dati sensibili?

Principalmente Società di raccolta dati per sondaggi pubblicitari o specializzate nell’analisi del trend del mercato; le Applicazioni per le quali è stato riscontrato un invio massiccio di dati sono TextPlus (servizio gratuito di messagging), il gioco molto apprezzato PaperToss e Pandora (player musicale sia per iOS che per Android), ma tutto lascia credere che tra le oltre 350.000 applicazioni scaricabili dai marketplaces di Apple e Google ce ne siano molte altre che effettuano analoghi tracciamenti, in piena violazione della privacy dell’utente.

Appare evidente, pertanto, che la chiave corretta per agire contro questa ingerenza occulta, sia quella che prevede un’azione legale ai danni delle due Società americane, e, visto che ci troviamo negli Stati Uniti, non ci sorprenderà che il modello intrapreso è stato proprio quello della class action. Il primo depositario della denuncia è stato Jonathan Lalo, cittadino della California e al banco degli imputati sono chiamati non solo Apple e Google, ma anche gli sviluppatori delle applicazioni, tutti con la medesima accusa: violazione della privacy dell’individuo a mezzo di invio di dati sensibili senza conoscenza da parte dell’utente.

L’ennesima grana per il mondo del web, che da sempre ha un rapporto abbastanza conflittuale con la privacy delle persone, per la prima volta sbarcata sul mondo dei tablet e degli smartphone. Una nuova battaglia legale si prospetta all’orizzonte. Staremo a vedere.



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