Google lancia il nuovo servizio <+1>

Google lancia il nuovo servizio <+1>

In un mondo sempre più condizionato dall’opinione delle masse, da pochi anni divenuta molto chiara grazie a potenzi mezzi come i social networks che, in maniera univoca, permettono alla gente di esprimere impressioni varie nella più completa libertà, anche Google ha colto al volo la necessità di una maggiore interattività dei propri “web surfers”, aggiungendo un pulsante che, di certo, non apparirà sconosciuto alla maggior parte di noi, almeno nella sua funzione principale.

Dopo le esperienze di Youtube, che è diventato un servizio vincente, tra le altre cose, grazie al pulsante di valutazione (oggi di semplice espressione di gradimento) dei filmati caricati dagli utenti e dopo l’esplosione del fenomeno Facebook, che permette a milioni di persone di dire “Mi piace!” in riferimento alla quasi integrità delle cose del mondo, anche Google lancia il suo servizio di coinvolgimento degli tenti che da poche ore possono valutare con un classico “+1” la loro adesione ai contenuti delle pagine.

Il servizio, al momento attivo solo su Google.com, ma a settimane integrato anche nei motori di ricerca nazionali della Società di Mountain View, consentirà in maniera intuitiva di aggregare la propria impressione a quella di tutti gli altri: un sistema che può non essere sbagliato, se consideriamo che, necessariamente, pagina ritenute più utili o dalle informazioni di maggiore qualità saranno valutate in maniera positiva da tutti i navigatori, con il risultato di creare un servizio di maggiore qualità.

Il sistema “+1”, infatti, andrà a modificare gli algoritmi di ricerca dei contenuti, a livello anche di AdWords e AdSense, in pratica consentendo una migliore classificazione seguendo un criterio meritocratico. Se è tuttavia vero il fatto che una migliore organizzazione del web non può che essere un fattore positivo, c’è un risvolto che necessariamente fa cadere un alone di perplessità in merito al nuovo servizio di Google.

Le poche righe seguenti non sono che una mia personale riflessione, ma spero sia un buono spunto per far vorticare due idee random anche nelle vostre teste.

Trasformare la ricerca sul web in una ricerca sociale può avere dei risvolti negativi sotto alcuni profili. Vista l’integrazione del sistema “+1” con Twitter e altri social networks, durante le nostre ricerche è possibile vedere cosa i nostri amici hanno cercato e le pagine che hanno visitato. Ora mi domando: ma che bisogno ho di sapere cosa cercano i miei amici e quale insano bisogno hanno loro di trovare gli articoli che io ho visitato? Perché non posso googlare in pace senza bisogno di fastidiosi pop up che confermano l’interesse di altri per lo stesso argomento? Seriamente, dove finisce la privacy?

Il pulsante “Plus One” diventerà una sorta di virale scriteriatamente (se non addirittura inconsciamente, se non peggio, inconsapevolmente) clicckato, che traccerà i nostri spostamenti su Google. O forse non, ma l’idea alla base della novità di Google sembra essere proprio questa.

Una frase forte, che mi auguro possa venire smentita. Dopotutto, sperare che la ricerca resti anonima, al momento, è più che lecito. Nel frattempo, qua sotto trovate il video pubblicitario di Google, con cui ha presentato il nuovo servizio “+1”:



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