Recensione Torchlight

Recensione Torchlight

So che i giochi offline, nel mondo del wifi e dei grandi mmorpg, fanno molto anni ’90 e che la longevità e il grado di coinvolgimento in videogames come World of Warcraft, mai potranno essere propri di una qualsiasi avventura che avviene nella più completa solitudine, in forza del suo distacco dal mondo di internet; so anche che i difetti di giochi offline stanno soprattutto nella ripetitività della sequenza di gioco, forse il fantasma più temuto dagli sviluppatori, dovuta ad un‘intelligenza artificiale (IA) che spesso ragiona in un’unica direzione e una volta capito il suo think process, il gioco è già risolto per intero.

Non è, tuttavia, del tutto vero che ci siano giochi che, pur privi di collegamento ad internet ed interazione con players di tutto il mondo, siano in grado di regalarci piacevoli quarti d’ora. Casi isolati e sempre più rari, d’accordo, ma assolutamente esistenti.

Il gioco che andiamo a vedere ora è Torchlight, un adventure game un po’ atipico, che permette di vivere un’esperienza di gioco in una mistica epoca non meglio identificata, che vedi la presenza di valorosi guerrieri, maghi, stregoni e malvagi mostri.

La struttura del gioco è basata su un filone principale, che consiste nel superare i livelli (floors), dalle varie e ben realizzate ambientazioni, dal verde della natura, alla fredda roccia delle cave, per far progredire la trama del gioco, e su scenari incidentali, che sviluppano trame alternative aperte dall’accettazione, o meno, di Quest (richieste, d’aiuto solitamente) proposte da vari personaggi che si incontrano lungo il percorso.

Sono tre i possibili protagonisti con cui giocare, ognuno dei quali ha caratteristiche e abilità proprie: i guerrieri, di base molto forti e resistenti agli attacchi, i ranger, amanti dell’esplorazione, quindi veloci e abili con le armi “range” (da tiro, archi o archibugi) e, infine, gli incantatori, molto poco dotati in forza, ma temibili sotto il punto di vista delle capacità magiche, essendo in grado di lanciare potenti sortilegi.

Accanto al personaggio da noi scelto, molto intelligentemente il gioco, per lenire la solitudine di un uomo in mezzo ad un regno sconfinato, consente di selezionare un animale (cane o gatto, un “pet“), con suoi punti vita e punti mana, che ci verrà sempre dietro durante le mappe e che è fornito di abilità speciali, molte delle quali siamo proprio noi ad insegnargliele, e ci aiuterà in ogni singolo combattimento.

Con lo sconfiggere dei nemici, saliremo di livello; altro fattore che incide positivamente sulla longevità è quello che prevede un amplissimo numero di armi, armature ed equipaggiamenti in generale, di cui la maggioranza è personalizzabile grazie a gemme di vario colore in grado di aumentarne le caratteristiche. Il parco equipaggiamenti, quindi, dai coprispalla, agli elmi, fino agli stivali, è veramente molto nutrito, invogliando il giocatore a proseguire nelle mappe e salire di livelli, al fine di poter indossare o portare epici oggetti di altre ere, in grado di rendere il nostro personaggio molto più forte. Il tutto, ovviamente condito da un centro di ritrovo del gioco, il villaggio del protagonista, raggiungibile in ogni momento tramite un apposito portale creato in qualsiasi parte dei floor, popolato da mercanti di ogni genere, per acquistare letali mazze ferrate o potenti bordoni, far incantare le armi per aggiungere loro capacità di ghiacciare o avvelenare i nemici o, ancora, conservare o vendere gli strumenti raccolti in giro per le missioni, dai nemici caduti o da speciali bauli.

Insomma, un’esperienza di gioco tutta da provare, visto che il prezzo è contenuto (19$, ancora meno se acquistato tramite la piattaforma di Steam), in grado di regalarci momenti piacevoli al termine di una dura giornata di studio o lavoro, senza la pretesa di obbligarci a costruire un progetto impegnativo, con la compagnia di altri giocatori: un gioco che da sè non si prende sul serio e che mira a regalare una porzione di divertimento ai giocatori, senza voler imitare nessuno.



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