Nuove tecnologie: i dischi allo stato solido (SSD)

Nuove tecnologie: i dischi allo stato solido (SSD)

Continuiamo il nostro approfondimento circa i componenti interni del computer, concludendo il discorso in merito ai dischi allo stato solido, iniziato in questo articolo.

Abbiamo parlato di tutti i principali “pezzi” del PC, dal processore alla scheda madre, dalla scheda grafica fino alla RAM e, infine, degli hard disk, prima quelli comuni e poi introducendo le caratteristiche e le novità dei cosiddetti SSD, dischi rigidi di nuova generazione, riguardo ai quali ci eravamo già soffermati con riferimento alla forma e alla capacità. Vediamo ora ulteriori dettagli.

Interfaccia e controller.

Come per i dischi tradizionali, molti SSD utilizzano l’interfaccia Serial Ata di seconda generazione, soluzione più che adatta alla maggior parte dei sistemi; ad ogni modo è certo che il futuro prossimo vedrà l’affermazione della Sata III. Il controller è il nucleo pulsante del disco e uno di buona qualità influenza la velocità di trasferimento dei dati posti in ordine casuale; sono pochi i produttori che si occupano della creazione di questo componente: primi su tutti, Intel e SandForce, che si sono posizionati su una fascia medio alta del mercato; gli altri che propongono valide alternative sono Toshiba e Samsung.

Velocità di trasferimento e celle di memoria.

La vera rivoluzione dei dischi fissi è riscontrabile, in senso materiale, sotto il punto di vista della velocità di trasferimento: tutti i controller arrivano a 250 MB/s in lettura e quasi a 200 MB/s in scrittura; i modelli dalle dimensioni più piccole sono leggermente più lenti in forza del minor numero di celle e del ridotto parallelismo tra esse. Il parametro in assoluto da tenere in considerazione è il numero di Iops (operazioni input/output casuali al secondo) su file dai 4KB. I migliori dischi arrivano fino a 50.000 Iops (200MB/s), mentre quelli di fascia più bassa, appena poche centinaia.

Su tutti i modelli in commercio sono utilizzate le celle Mlc, più economiche rispetto a quelle Slc, tecnologia molto più avanzata. Al momento dell’uscita molti detrattori avanzarono l’ipotesi che la vita delle celle Mlc fosse limitata, ma i produttori certificano gli SSD odierni per una durata di 20 anni consecutivi, ad un ritmo di 50 GB di dati scritti ogni giorno in maniera continuativa e siamo sicuri che decorso questo termine, i modernissimi SSD saranno pezzi d’antiquariato tecnologico.

I più recenti sistemi operativi (Windows 7 e, si crede, l’ormai prossimo Lion di Apple) integrano un comando, Trim, che permette di mantenere sempre l’ordine nel disco, consentendo di cancellare automaticamente i dati, in appositi casellari, non più necessari. Soprattutto nel caso di un nuovo sistema basato su Windows, l‘asset ottimale dovrebbe vedere l’OS installato su un SSD e lasciare ogni altro tipo di dati o programmi di secondo piano installati su un disco tradizionale dalla grande capacità.




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