Recensione Splatterhouse

Recensione Splatterhouse

I videogiocatori più avanti con gli anni ricorderanno sicuramente un titolo che nel 1988 fece scalpore in tutte le sale giochi del mondo: Splatterhouse – all’epoca disponibile solo sui cabinati –  con la sua violenza e il sangue a non finire appassionò tantissimo i giovani di fine anni Novanta.

Certo, i tempi erano diversi, e ora il sangue a fiumi su schermo non scandalizza poi più così tanto: Namco Bandai ha comunque deciso di rispolverare questo brand sviluppando e pubblicando un remake del titolo, sempre dal nome Splatterhouse, disponibile dallo scorso 25 novembre per PlayStation 3 e Xbox 360.

La trama ricalcherà quasi interamente quella dell’originale Splatterhouse: i protagonisti della storia sono una coppia di fidanzati, lo studente di parapsicologia Rick e Jennifer, con quest’ultima che volendo fare un articolo per il giornalino dell’università è stata invitata nella misteriosa residenza dello scienziato pazzo Dottor West. Ma lo scienziato ha qualcosa di più di un’intervista in mente… infatti, egli vuole rapire Jennifer per riportare in vita la moglie defunta (che casualmente assomiglia tantissimo alla giovane) dopo aver stretto un patto con il demonio. Jennifer e Rick vengono assaliti da un gruppo di creature mostruose, che catturano la ragazza e uccidono Rick, il cui sangue però prima di soccombere viene a contatto con una maschera Maya dotata di enormi poteri: viene stretto un patto che fa ritornare in vita Rick, in possesso ora della maschera e di una potenza straordinaria;  questa potenza però ha anche dei lati negativi, come l’obbligo di “nutrire” la maschera dei nemici sterminati e un dolore lancinante e imperituro che colpisce Rick, la cui missione ovviamente è quella di salvare Jennifer ed eliminare il dottor West.

La storia non è che un contorno alla violenza sfrenata e cruenta, vera protagonista di questo titolo: Rick è fortissimo e privo di ogni freno, che attraverso combo e Quick Time Event (azioni determinate premendo specifici tasti in sequenza) stermina orde di nemici smembrandoli letteralmente (afferrandoli e finendoli con la “mossa finale”) e spargendo sangue dappertutto: un vero splatter insomma, con un gameplay tipicamente action con qualche caratteristica del picchiaduro.

Eppure Splatterhouse non è un gioco facile, nonostante il gameplay piuttosto semplice. I nemici sono di una cattiveria e ferocia notevole, che non smettono di attaccarvi finché non vengono uccisi, e schiacciare semplicemente all’impazzata i tasti si rivelerebbe una pessima idea: molto meglio studiare la tipologia di nemico ed elaborare una tattica appropriata, se non si vuole vedere la spiacevole schermata del Game Over. Per eliminare i propri nemici sarà a nostra disposizione un buon arsenale di armi, dalla motosega alla mazza chiodata, dal machete al più classico fucile.

Il problema vero di questo Splatterhouse però è la ripetività: nei primi livelli il divertimento è decisamente alto, ma alla lunga le mosse e le cose da fare sono praticamente sempre le stesse, con il fattore “noia” (il più temuto da sviluppatori e giocatori) che non può non colpire l’utente, che prosegue in maniera totalmente lineare senza mai passaggi più creativi ed emozionanti. Non bastano nemmeno le sequenze in 2D, che recuperano uno stile classico ma che fanno davvero imbestialire a causa della pessima visuale e dalla scarsa implementazione dei salti.

Passando al comparto tecnico, Splatterhouse è graficamente senza infamia e senza lode: la scelta da parte degli sviluppatori di utilizzare una specie di Cell Shading è buona così come la scelta di nemici e ambientazioni degne della violenza del titolo, ma non si possono non notare le carenze a livello di poligoni e le animazioni legnose dei personaggi su schermo. In generale comunque tutto il sangue, gli arti staccati, i corpi smembrati e le budella a pezzi sono ben rappresentate, con lo spirito “gore” che traspare nettamente in ogni momento.

Il sonoro è ottimo, con una colonna sonora composta giustamente da brani presi dall’Hard Rock e dal Metal più duro. Discreto il doppiaggio (in inglese), con i protagonisti dotati di un umorismo piuttosto becero e di un campionario di parolacce e volgarità piuttosto ampio; persino la Maschera ha una voce propria, che non mancherà di intervenire con commenti grezzi ed esagerati, a sottolineare tutti gli eccessi di questo titolo.

Splatterhouse ha una durata di circa 6/7 ore, ma Namco Bandai ha inserito una sorpresa più che gradita: nella sezione “Extra” infatti troviamo i primi tre episodi dell’originale del 1988, totalmente giocabili nello spirito arcade di oltre vent’anni fa. Presente anche una modalità Sopravvivenza, dove il nostro obiettivo è appunto quello di sopravvivere alle orde di nemici che ci vengono addosso.

La categoria degli action di ultima generazioni comprende titoli di ottima fattura, su tutti God of War III e Castlevania: Lord of Shadows, senza dimenticare il discusso Dante’s Inferno. Splatterhouse non può inserirsi in questo ristretto club a causa di una linearità eccessiva e di un comparto grafico mediocre, ma tutto sommato Namco Bandai ha tirato fuori un action davvero splatter e violento, che non tradisce le premesse proposte inizialmente. Consigliato agli amanti del genere Splatter, agli appassionati di questo brand e a tutti coloro che hanno tanta voglia di massacrare creature malefiche.

VOTO: 6,5/10



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