Recensione Tron: Evolution

Recensione Tron: Evolution

Sono passati ben ventotto anni da quando Tron, il film targato Disney e girato dal regista Steven Lisberger uscì in tutti i cinema dal mondo, appassionando non poco gli amanti del genere fantascientifico. Con protagonisti Jeff Bridges, Bruce Boxleitner, David Warner e Cindy Morgan, Tron fu la prima pellicola cinematografica a trattare il tema della realtà virtuale, con Disney che per la prima volta fece l’uso della Computer Grafica.

Il prossimo 29 dicembre (in 3D, dal 5 gennaio negli altri formati) è prevista l’uscita del sequel, intitolato Tron: Legacy, diretto da Joseph Kosinski e con protagonisti ancora  Jeff Bridges e Bruce Boxleitner, accompagnati da Garrett Hedlund e Olivia Wilde.

Ma lo scopo di questo articolo è quello di analizzare il videogioco ispirato al film (in gergo tie-in), dal nome Tron: Evolution, che però si differenzia dagli altri titoli di questa categoria per un semplice motivo: il videogioco riprende personaggi e ambientazioni del film, ma utilizza una trama diversa, facendo da collegamento tra il primo Tron uscito nel 1982 e il sequel prossimamente in sala.

Tron: Evolution è disponibile dallo scorso 3 dicembre per PlayStation 3, Xbox 360 e Pc.

I ragazzi di Propaganda Games quindi esulano totalmente dalla storia raccontata in Tron: Legacy, ma creano un racconto e un protagonista tutto nuovo, Anon (diminutivo di Anonymous), un programma di controllo creato e spedito da Kevin Flynn (Jeff Bridges) nel mondo di Tron per capire cosa sta succedendo di oscuro e pericoloso al suo interno, sconvolto dalla lotta tra ISO e Basic, due fazioni che simboleggiano due differenti tipologie di software. Niente di esaltante comunque, anzi, la trama prosegue in maniera fin troppo lineare all’epilogo, senza dare mai l’impressione di poter sorprendere positivamente l’utente.

Tron: Evolution ricalca da vicino il gameplay ammirato già nella serie di Prince of Persia e in parte in quella di Assassin’s Creed: un titolo d’azione che include al suo interno anche fasi platform, dove il protagonista deve risolvere enigmi e indovinelli saltando e correndo su piattaforme; qui si notano le prime imperfezioni, perché un sistema di controllo decisamente limitativo e le animazioni motorie di Anon abbastanza legnose  mettono in difficoltà l’utente, il quale si troverà a dover riprovare più e più volte un salto per poter avanzare nel gioco.

Queste sezioni però sono anche abbastanza divertenti, perché ricordano i salti e gli scatti spettacolari tipici del parkour, così come il wall-run, la capacità del nostro protagonista di correre a grande velocità sui muri senza alcun appiglio, sfrecciando così da una parte all’altra delle ambientazioni anche senza toccare mai il pavimento, ricaricando al tempo stesso anche la barra energetica.

Ma non si vive di solo salto e corsa sui muri: il sistema di combattimento prevede l’utilizzo di un’arma principale, ovvero un disco di luce simile ad un frisbee che colpisce dalla lunga distanza gli avversari. Naturalmente sono presenti anche i combattimenti corpo a corpo e alcune mosse speciali, ottenibili raccogliendo delle sfere lasciate dai nemici sconfitti; queste sfere permettono poi di sbloccare combo di diverso tipo ed efficacia. Man mano che proseguiremo nel gioco attiveremo poi delle interessanti abilità, come fermare il tempo, ridurre la vita dei nostri nemici senza colpirli e ovviamente salire di livello migliorando i punti vita, la difesa, la potenza e altre caratteristiche. Da sottolineare che l’intelligenza artificiale dei nemici non è particolarmente elevata, perché essi non sono in grado di impostare strategie d’attacco efficaci: anzi, Anon, essendo capace di analizzare immediatamente i suoi avversari e scoprirne i punti deboli, può stabilire quasi subito il metodo migliore per sconfiggere chi ha di fronte.

Questa “demenza artificiale” è palesemente evidente in qualche sessione di gioco, che evitiamo di specificare per non togliere il gusto a chi legge di scovare: un po’ di più lavoro su questo frangente da parte degli sviluppatori sarebbe stato gradito, se non dovuto.

Infine, la fase di gioco a bordo della Light Cycle, la famosa moto capace di fare le curve più spericolate a 90 gradi: anche qui, seppure un pochino ci si possa divertire, alcuni difetti di controllo della motocicletta non ci permettono di gustarci a pieno una delle features più interessanti del film… basti dire che in Tron: Evolution la Light Cycle non curva ad angolo retto.

Presente anche la modalità multiplayer online, che comprende le modalità Deathmatch, Team Deathmatch, Ruba Bandiera e Cattura la Base: posso tranquillare affermare che questa aggiunta da parte di Propaganda Games poteva essere evitata, perché non dà alcun spessore al  gioco.

Dal punto di vista tecnico, Tron: Evolution si perde nella mediocrità della maggior parte dei tie-in: il motore grafico è l’Unreal Engine 3, già visto e rivisto in molti videogiochi degli ultimi tempi, che qui svolge il suo abusato lavoro offrendo un character design piuttosto ripetitivo e scialbo, ma riscattandosi decisamente sulle ambientazioni, che ricalcano in pieno lo spirito Sci-Fi della serie di Tron..che il mondo sia virtuale risulta decisamente chiaro.

La musica d’accompagnamento è di ottimo livello grazie alle tracce composte dai Daft Punk, mentre qualche perplessità sul doppiaggio italiano, a volte incerto e piuttosto fuori tempo con il labiale.

Tron: Evolution, purtroppo, non si distacca dal tipico grigiore generale che colpisce tutti i tie-in di ultima generazione: poco ispirato nella trama, tecnicamente mediocre, incerto sia nel sistema dei controlli che nella IA dei nemici, per non parlare del multiplayer davvero anonimo; eppure le cose buone non mancano, come l’ottimo level design che incarna lo spirito di Tron e le sezioni dedicate alla corsa su muri. Lo consiglio solamente, come quasi tutti i tie-in, ai fan sfegatati della serie.

VOTO:  6,5/10



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